3 errori che cerchiamo di non fare nei laboratori teatrali

Teniamo laboratori teatrali ormai da parecchi anni, per adulti, per adolescenti e per bambini: nel tempo abbiamo cambiato tanti spazi e locali, abbiamo cambiato città (dal Piemonte alla Liguria: a Chiavari, Lavagna e Sestri Levante) e abbiamo anche cambiato il nostro approccio, perché anche noi siamo cambiati e cresciuti, abbiamo acquisito nuove competenze e imparato cose nuove.

Abbiamo imparato frequentando noi stessi tantissimi laboratori teatrali, workshop e percorsi di approfondimento con professionisti riconosciuti, cercando di carpire i loro segreti, i dettagli del loro metodo. Abbiamo imparato poi con la pratica e l’esperienza diretta, misurandoci con i nostri limiti, sbagliando e riprovando. Ci sono alcuni errori che cerchiamo di non fare più nei nostri laboratori teatrali. Eccoli:

 

1) Avere idee troppo rigide.

Proporre una scena e pretendere che venga svolta esattamente come l’abbiamo pensata noi, senza dare sufficiente spazio all’iniziativa dei partecipanti, alle varianti che potrebbero nascere dal loro contributo.
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È successo in modo marcato lo scorso anno con C.C. – Coscienza Collettiva, lo spettacolo del laboratorio per adulti, ma in realtà succede spesso durante tutto il percorso di un laboratorio teatrale: se ascoltiamo i partecipanti con attenzione la scena può prendere una piega diversa da quella che ci saremmo aspettati, ma è una piega molto più ricca, più profonda, piena delle idee e della sensibilità di ciascuno.
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2) Non avere la pazienza dell’attesa.

Proporre un esercizio e aspettarsi che venga subito eseguito alla perfezione, senza dare il tempo al gruppo per ascoltarsi, assimilare le regole del gioco,  iniziare a giocare sul serio, divertirsi, entrare completamente nella situazione.
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Ci vuole tempo perché una cosa inizi a funzionare, è una regola che vale nella vita come nei laboratori teatrali, in particolare con gli allievi dei laboratori per bambini, che hanno bisogno dei loro tempi per entrare nell’atmosfera del laboratorio teatrale, creare un rapporto di fiducia con i compagni e con noi conduttori, familiarizzare con un contesto creativo e non competitivo, dove nessuno gli assegna un voto.
Lo ammettiamo, a volte ci capita ancora di lasciarci prendere dal “tutto e subito” e vorremmo vedere subito il risultato senza lasciare tempo al processo, al percorso. E invece è proprio da quello che escono le idee più belle, se si ha la pazienza di osservare, di aspettare.
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3) Mettere le nostre idee prima delle persone. 

Il grande regista Peter Brook sostiene che sia “più importante sviluppare una sensibilità nei confronti dell’altro e del pubblico piuttosto che realizzare il proprio desiderio di esprimersi”.
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Ecco, una cosa che cerchiamo di fare è di privilegiare l’ascolto delle persone che abbiamo di fronte nei laboratori teatrali – lo abbiamo visto chiaramente quest’anno con i partecipanti al laboratorio per adolescenti -, senza sovrastarli con ciò che noi vorremmo che dicessero o facessero.  Senza soffocarli con le nostre ambizioni artistiche: non sono pedine o pupazzi da utilizzare per mettere in scena le NOSTRE visioni di teatro, sono persone portatrici di una propria personale ricchezza, ed è quella ricchezza che bisogna scoprire, valorizzare, lasciare esprimere.
Certo, sempre con la nostra guida. Ma guida, non dittatura.
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Questi erano alcuni  errori che cerchiamo di non fare più nei nostri laboratori teatrali. In tutti: nei laboratori per adulti, in quelli per ragazzi così come in quelli per bambini.
Cerchiamo di fare attenzione. Ogni tanto, lo ammettiamo, capita di cascarci. Quando succede cerchiamo di correggerci subito, il prima possibile. E poi di andare avanti con ancora più attenzione. La conduzione di un laboratorio teatrale non è come andare in bicicletta, che una volta imparato hai imparato per sempre. È un apprendimento continuo, dove continuamente scopri, sperimenti, ascolti, impari, sbagli, correggi, crei.

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